lunedì, ottobre 24, 2005

An impossible world

Everworld. In qualche modo, per qualche ragione, le antiche divinità della Terra avevano deciso di abbandonare il mondo reale. Non sapevamo perchè. Sapevamo solo che gli dei vichinghi e quelli aztechi, inca, egizi e tutta l'infinita schiera degli immortali, avevano deciso di averne abbastanza del mondo reale, del nostro mondo. E se n'erano andati. Si erano costruiti un loro piccolo dominio spazio-temporale. Un universo separato.
Vi avevano portato tutte le creature dei miti e delle leggende. E avevano trascinato con sè anche un numero considerevole di umani, perchè.... è chiaro, che gusto c'è ad essere un dio, se non c'è nessuno in giro ad adorarti?
Per un po' immagino, tutto era filato liscio. Devo limitarmi ad immaginare, perchè in realtà non lo so di preciso. Non so quasi niente, di preciso.
Ma, chissà come, in questa miscellanea di Asgard-Olimpo-Boca Raton, in questo ospizio cosmico per gli dei della guerra e dell'amore e del vino e dell'inganno e della morte (e della pizza, per quel che ne so), alcuni estranei si erano intrufolati nella festa: erano divinità immortali, ma non divinità degli uomini.
E si era scatenato l'inferno.
Poi era arrivato dai più sordidi recessi della galassia quest'altro dio "mangia-dei", e gli dei degli uomini se l'erano fatta nelle mutande dalla paura.
Ka Anor. Di sicuro non una simpatica creaturina. L'avevo capito dal fatto che Loki, che non è esattamente una mammoletta, aveva paura di lui.
Perchè ero finito qui anch'io? Per una ragazza di nome Senna.
Senna Wales. Una tipa strana, ma con un viso da nove e mezzo e un corpo da dieci e lode, se non siete di quelli che preferiscono quattro chili di silicone. Sveglia. Misteriosa. Sexy. Imperscrutabile. Pericolosa.
Ragazzi, se mi piaceva!
Poi, invece, era andato tutto storto. Non so perchè. Lei era come un ragno che aveva già intrappolato la preda (me) nella sua rete di seta ed era pronta a darmi il colpo di grazia, e io ero ben disposto a lasciarmelo dare, e poi.... poi niente.
Quando la rivedo.... è con David. E nonostante tutto questo c'ero anch'io giù al lago Michigan, quella mattina presto, troppo presto, chiamato da una voce che solo la parte più profonda della mia mente aveva udito. C'ero anch'io, e c'erano anche April e Jalil e David, quando il mondo era andato in tilt.
Un lupo grande come un autotreno era sbucato da chissà dove, certo non da un sobborgo di Chicago. Aveva lacerato la barriera del nostro piccolo, caldo, confortevole universo e aveva afferrato Senna tra le sue zanne, trascinando via nel riflusso anche noi quattro. Alla fine ci eravamo ritrovati in questa incredibile situazione: Senna sparita, e noi, circondati da un manipolo di troll, davanti a un Loki furibondo che voleva sapere cosa ne avevamo fatto della sua "strega". Di Senna.
Eravamo riusciti a scappare, ma avevamo concluso la nostra fuga ritrovandoci alle porte di un villaggio vichingo, proprio nel momento in cui tutti gli uomini si preparavano a partire per una missione imposta da Loki. La missione consisteva nell'annientare Huitzilopoctli e portarne la testa a Loki, in cambio della liberazione di Odino, il dio dall'unico occhio, il boss dei nordici.
Ma non è finita. Perchè noi non siamo sempre a Everworld. Ci siamo fintantochè restiamo svegli. Quando ci addormentiamo invece, torniamo alle nostre vecchie vite nel mondo reale.
Dentro e fuori. Avanti e indietro. Ora a marinare le assemblee di classe, a lamentarci per i compiti, ad ammirare il fondoschiena delle ragazze, e un attimo dopo a sfuggire i troll assassini.
E' una vita di pura follia. Pericolosa per giunta.
Questo è Everworld.

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