IN UNO SPECCHIO, IN UN ENIGMA
Vediamo tutto in uno specchio, nel quale scorgiamo solo noi stessi. A volte riusciamo, attraverso uno spiraglio nel vetro, a intravedere l'altra parte. Se lustrassimo interamente lo specchio, scorgeremmo molto altro. Ma non vedremo più noi stessi. L'occhio umano è lo specchio in cui lo spazio creatore interno alla coscienza di Dio s'incontra con lo spazio creato al di fuori. Ogni occhio che contempla la creazione di Dio è l'occhio stesso di Dio. Chi l'ha detto, infatti, che Dio non ha molti miliardi di occhi? Forse ha sparso miliardi di minuscole fotocellule nel creato solo per poter vedere in ogni istante la propria opera da diversi miliardi di prospettive. Così, dato che gli uomini non possono nuotare in profondità sotto i mari, Dio ha fornito anche i pesci di occhi. E giacchè gli uomini non possono nemmeno volare, in ogni momento c'è un tappeto vivente di occhi d'uccello che scruta dal cielo la terra giù in basso. Talvolta accade che una persona alzi gli occhi, rivolgendoli alla propria origine celeste. Allora è come se Dio si guardasse in uno specchio. Proprio come il cielo, che si specchia nel mare. Dio può quindi specchiarsi in un paio di occhi umani, e giacchè gli occhi sono lo specchio dell'anima, Dio può specchiarsi nell'anima umana. In ambito mitologico anche il mesto Odino, assiso sul trono nella Torre di Guardia, inviava i suoi corvi, Hugin e Munin, il "pensiero" e la "mente", a scrutare ciò che accadeva nel mondo. In qualche modo era il proprio penisero e la propria mente che Odino mandava in giro per il creato; i due corvi erano il suo occhio interiore. La cosa più stupefacente è che in un punto o nell'altro del grande enigma, ci siano creature che percepiscono sè stesse come un enigma. E' all'incirca come se un pozzo fosse in grado di tuffarsi nella propria insondabile profondità, essendo così profondo da non riuscire a vedere dove termina. La Terra e il Cielo costituiscono un mistero tanto grande da non essere percepito dagli uomini. Eppure Gesù sulla croce disse:"Mio Dio, perchè mi hai abbandonato?". Gesù è Dio, e Dio parlava con sè stesso mentre era inchiodato alla croce. Forse parlava con sè stesso anche quando pregava nell'orto di Getsemani, mentre i suoi dicepoli non riuscivano a rimanere svegli nell'ora della sua cattura.
E' questo, nello spazio celeste, il conto che non torna.
Qualcosa è andato storto nel grande disegno.
Addirittura la religione cattolica (già di per sè la vera blasfema) è nata da questa verità fasulla, da questo errore. Sono i preti i veri eretici. O sbagliano i preti o sbaglia Dio. E' una religione imperfetta, non si basa su presupposti validi, e gli Antichi Testamenti che la rappresentano un accumulo di storie, di parabole insensate, rispecchianti dissimulazione e ipocrisia.
"Credo nel Dio che ha fatto gli uomini, e non nel Dio che gli uomini hanno fatto"
martedì, novembre 29, 2005
domenica, novembre 27, 2005
AD LIBITUM
Innanzitutto un calorosissimo ringraziamento alla persona ke mi ha inconsapevolmente spinto a riprendere a scrivere su questo blog abbandonato da tutti e soprattutto da me (non mandategli troppe bestemmie vi prego!) Al contrario di quanto avrete pensato ultimamente non ho postato non perkè completamente dedicatami al panarabismo, ma per via del ben noto blocco della posteggiatrice. Ora però mi sento "sbloccata" e anke se non ho ancora capito alcune cose, sono entusiasta.
Come può una persona ke non piace, far eccitare? L'emozione è legata al piacere o non sussiste alcun rapporto tra di esse? E il piacere non è il medesimo concetto di eccitazione? E' quindi il piacere stesso l'eccitativo? Forse l'eccitazione è la fisicizzazione del piacere. E' la sua apoteosi. Il piacere (sempre inteso come oggettivazione del verbo... eh Dà?) non è sempre appagamento dei sensi e dello spirito, come invece lo è il godimento. Quest'ultimo è quindi un istinto del piacere, uno pseudo-piacere. Eros.
Forse vi è un'imperfezione in una delle due, forse tutto è perturbato. Qui regna il caos. Talvolta anke Dio allarga le braccia sconsolato e dice tra sè: "Mi rendo conto che questo o quest'altro sarebbe potuto essere diverso, ma ciò che è fatto è fatto, e in fondo non sono mica onnipotente".
"And first I put my arms around him and drew him down to me so he could feel my breasts all perfume and his heart was giong like mad yes I said yes I will yes" James Joice
Innanzitutto un calorosissimo ringraziamento alla persona ke mi ha inconsapevolmente spinto a riprendere a scrivere su questo blog abbandonato da tutti e soprattutto da me (non mandategli troppe bestemmie vi prego!) Al contrario di quanto avrete pensato ultimamente non ho postato non perkè completamente dedicatami al panarabismo, ma per via del ben noto blocco della posteggiatrice. Ora però mi sento "sbloccata" e anke se non ho ancora capito alcune cose, sono entusiasta.
Come può una persona ke non piace, far eccitare? L'emozione è legata al piacere o non sussiste alcun rapporto tra di esse? E il piacere non è il medesimo concetto di eccitazione? E' quindi il piacere stesso l'eccitativo? Forse l'eccitazione è la fisicizzazione del piacere. E' la sua apoteosi. Il piacere (sempre inteso come oggettivazione del verbo... eh Dà?) non è sempre appagamento dei sensi e dello spirito, come invece lo è il godimento. Quest'ultimo è quindi un istinto del piacere, uno pseudo-piacere. Eros.
Forse vi è un'imperfezione in una delle due, forse tutto è perturbato. Qui regna il caos. Talvolta anke Dio allarga le braccia sconsolato e dice tra sè: "Mi rendo conto che questo o quest'altro sarebbe potuto essere diverso, ma ciò che è fatto è fatto, e in fondo non sono mica onnipotente".
"And first I put my arms around him and drew him down to me so he could feel my breasts all perfume and his heart was giong like mad yes I said yes I will yes" James Joice
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