Hetwan
Dunque, in pratica, le cose ci stavano andando piuttosto bene.
Eravamo un gruppo di adolescenti allo sbaraglio, allegri e spensierati. E in più eravamo a Everworld. E tutto sarebbe stato perfetto e roseo se non avessimo avuto alle costole un sacco di gente: Loki, divinità nordica dalla progenie schizofrenica; Hel, sua figlia, mezza morta e putrefatta e mezza viva e mozzafiato; il secondo figlio di Loki, il Serpente del Midgard (al cui confronto Nidhoggr sembra un girino); Fenrir, il figlio-lupo di Loki, grosso abbastanza da mangiarsi e digerirsi un sofà tutto intero; e infine Merlino, che non è figlio di Loki e probabilmente nemmeno cattivo, ma che è pur sempre capace di far tornare in vita un cinghiale arrostito e mandarlo a schannarti.
E adesso, mentre i miei occhioni ancora pieni di sonno si aprivano a fatica, mentre venivo strappato contro ogni mia volontà dal mondo reale (dove stavo cercando di convincere una ragazza in chat room che avevo 25 anni e che avevo fatto i miliardi con i software), adesso, dicevo, mi resi conto improvvisamente che c'era un'altra piccola questione, una cosa da nulla, una nuvoletta nera che rabbuiava la mia visione del mondo altrimenti rosea e serena: eravamo entrati nella terra degli Hetwan. Sollevai la quesione con David, con molta calma.
- Guarda! Oh, santo cielo! Ma lo sai che cosa sono quelli? Hetwan! E volano, amico, e devono essere a centinaia!
David scosse la testa.
- Migliaia, direi. E' da un bel po' che io e Jalil li stiamo guardando.
- Come dici? Tu e Jalil li state guardando da un bel po'? E noi non stiamo ancora scappando come conigli?
David e Jalil erano in piedi, nel buio. Calmi, guardavano il cielo. David in posa da eroe, la testa levata in alto, le mani sui fianchi, ardito, per nulla scosso, nè spaventato (o per meglio dire fingeva bene). Che pallone gonfiato! E Jalil, attento, riflessivo, la fronte corrugata da profondi pensieri, su quella faccia tronfia da "oh-come-sono-intelligente", le braccia conserte. April dormiva ancora, con lo zaino come cuscino, rannicchiata su un fianco, con l'aria di chi vorrebbe tanto qualcuno vicino per riscaldarsi un po'. Un pensierino lo feci. Ma non era questo il momento.
- Hei Christopher, da che parte vorresti scappare? - David indicò con il mento la direzione dalla quale eravamo venuti. - Di là c'è il Regno dei Folletti. Non credo che ci aspettino a braccia aperte. Siamo "amici e sostenitori" di Nidhoggr. Se andiamo da quella parte, ci ritroviamo bucherellati da almeno quattrocento frecce, prima ancora che riusciamo a dire "Non sparate!".
Su questo aveva ragione. I folletti erano veloci. E non erano simpatici e carini nemmeno la metà di come ce li raccontano nelle favole. Questi folletti erano mercanti, e per colpa nostra avevano perso l'occasione di portarsi a casa tutto il tesoro di Nidhoggr. Guardai il cielo rischiarato dalla luna, oltre i rami scuri degli alberi. Sono alieni gli Hetwan. Alti più o meno come un nano. Forse un nano e un quarto. Hanno occhi da mosca e intorno alla bocca tre appendici, simili a piccole braccia, che non smettono mai di afferrare non si sa cosa nell'aria, forse insetti... E hanno le ali. Sono esseri sinistri, inquietanti. Però, a pensarci bene, "sinistro" e "inquietante" sono due degli aggettivi più usati nella banca dati dell'ufficio anagrafico di Everworld. Qui tutti sono sinistri e inquietanti. Il vero problema, per quanto riguarda gli Hetwan, è che sono al servizio di uno strano dio, una specie di boss, un capo di tutti gli immortali, uno che a pranzo si mangia gli altri dei e alla fine sputa gli immortali ossicini. Lo chiamano Ka Anor. Loki ha paura di lui. Huitzilopoctli ha paura di lui. E la dieta del grande Huitzi è a base di cuori umani freschi di giornata.
- Ci vedono? - chiesi.
David strinse le spalle. - Non so. Probabilmente no. Non abbiamo fuochi accesi e loro sono parecchio alti.
- Possono avere dei recettori visivi molto diversi dai nostri - osservò Jalil. - Magari colgono soltanto le cose in movimento, o magari vedono soltanto gli infrarossi e gli ultravioletti.
- Hei, ho trovato, Jalil! Perchè non stai lì a osservarli un altro po' e poi scrivi una relazione su di loro? Giusto per avere un credito formativo. Osservazioni raccolte intorno a certi Insetti Volanti Non Identificati, prima che mi mangiassero la faccia. Ma che vi prende, a voi due?
Jalil mi guardò con il suo tipico "sguardo da lucertola", quando ti guarda senza muovere la testa.
- Ti sentiresti meglio se facessi l'isterico?
- Sì. Sì, certamente - replicai. - Mi sentirei molto più rassicurato se ti vedessi correre in giro strappandoti i capelli. Quello, almeno, sarebbe logico. Allora? Che si fa?
- Immagino che dovremmo cercare di dormire un po' - rispose David. - Se ci mettiamo a scappare adesso, magari non facciamo altro che attirare la loro attenzione. Faccio io il primo turno di guardia.
- Scordatelo, lo faccio io il primo turno - decisi. - Voi due siete troppo calmi. Faccio io la guardia. E' meglio che ci stia qualcuno con un po' di sana e onesta paura.
Sentii dei movimenti. April.
- Che succede? - borbottò.
- Niente, torna a dormire. Abbiamo migliaia di Hetwan che ci sorvolano tipo stormo di cacciabombardieri diretti su Berlino per raderla al suolo. Nessun problema. Torna a dormire, ti sveglio io se uno di loro comincia a rosicchiarti i piedi.
Evidentemente il mio sarcasmo non era abbastanza pungente da svegliarla. Si rimise a ronfare biascicando una specie di "Buonanotte-a-tutti".
- Sei tranquillo, Christopher? Va tutto bene?
- Perchè non dovrei essere tranquillo? - gracchiai. - In fondo ce n'è solo un migliaio. E poi ho qui la tua preziosa spada da eroe. Non ci dovrebbero essere problemi, David.
Sorrise, e i denti brillarono alla luce della luna tipo santino sul cruscotto.
- Benvenuto a Everworld, Christopher.
- Già. Benvenuto a Everworld.
Nessun commento:
Posta un commento