mercoledì, giugno 11, 2008

La gente mi fà paura. E' di natura abovinevolmente crudele e di un egoismo che sconfina nell'egotismo e nella caparbia quanto assoluta noncuranza verso il prossimo. O quello davanti. Gens pallentes, credo di dica. Cerco di non contraddirla quando posso, di lasciarla scorrere con le sue moine: è proprio quella la razza di esseri viventi con cui devo relazionare, occorre costiparsi, almeno all'esterno. Non penso mi capirebbe, un kookaburra. [mi concedo il gusto del dubbio, però.]
Ad ogni modo, quando invece mi ritrovo a confutarla, cristo, inizia a sgorgare nefandezze anche dagli occhi, notisi il rivoletto di sangue pompato da Mefistofele in persona e le zaffate di zolfo che si porta dietro e, dicevo, mi fà soffrire incommensurabilmente. E' un dolore insidioso perchè reputo intollerabilmente astruso un comportamento del genere, nei miei confronti come in quelli di qualsiasi essere umano e spesso non rientra nelle mie forze morali riuscire a contraccambiarli, la volontà del mio cuore si rifiuta. Lo trovo eccessivamente pernicioso da parte mia rispondere a tono. Sfortunatamente per me, sarebbe meno ostico sciogliere le redini ad un cavallo fatto ad ossido nitroso che i loro nervi, che li portano ad alterarsi a livelli non cognitivi e a defraglare. Bbboato. Per un nonnulla. Come avessero montagne di rancore riciclato (almeno quello) e non sfogato. Sono tutti così maledettamente frustrati.
Idiosincrasia, mio malgrado, vige.
La mia capacità sta nell'incamerare fatti... e poi dimenticarli.
E poi cristo, ormai ogni uomo è egualmente solo,
non abbiamo diritto neanche ad una solitudine individuale -.-
Ma sti granstracazzovisti,

Nessun commento: