Nessun Dio è morto per i nostri peccati; non c'è alcuna redenzione per la fede nè una resurrezione dopo la morte, tutte falsificazioni del cristianesimo autentico, di cui si deve far responsabile quella nefasta testa balzana. Dopo che la Chiesa lasciò cadere tutta la prassi cristiana e sanzionò propriamente la vita nello stato, quel genere di vita che Gesù aveva combattuto e condannato, dovette porre in qualcos'altro il senso del cristianesimo: nella credenza in cose incredibili, nel cerimoniale di preghiere, venerazione, festa ecc. I concetti di peccato, remissione, pena, ricompensa, tutti completamente irrilevanti e quasi esclusi nel primo cristianesimo, vengono ora in risalto. Un orribile miscuglio di filosofia greca e giudaismo, l'ascetismo, il continuo giudicare e condannare, la gerarchia... Gesù contrappose una vita reale, una vita nella verità a quella vita comune; nulla è più lontano da lui della grossolana insensatezza di un "pietro eternato", di un'eterna sopravvivenza personale. Ciò che combatte è l'importanza della persona: come può volerla eternare? Allo stesso tempo la gerarchia nella comunità, non promette una qualche proporzione di ricompensa secondo il merito: come può aver pensato alla pena e alla ricompensa nell'al di là?
Gesù, la più paradossale esagerazione dell'egoismo personale.
Con la morte di Cristo e la costrizione psicologica a non vedere in essa alcuna fine, erano ristabilite tutte le tendenze popolari: tutte le crudezze che l'opera di quel tipico spiritualista aveva trasformato in spirito.
Come ripercussione di questo colpo, che questa banda insicura e fanatica non seppe sopportare, sopravvenne subito la completa degenerazione. Tutto era stato inutile... Ci fu un assurdo involgarimento di tutti i valori e le formule religiose, gli istinti anarchici contro la classe dominante sfacciatamente vengono messi in risalto. L'odio per i potenti, i ricchi, i dotti, con il regno dei cieli, con la pace in terra, era finito: da realtà psicologica diventa una fede, un'attesa in una realtà che arriverà un giorno, un ritorno: una vita nell'IMMAGINAZIONE è quindi la forma eterna della redenzione.
"L'uomo è soltanto un errore di Dio?
Oppure è Dio ad essere soltanto un errore dell'uomo?" Nietzsche
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