domenica, marzo 05, 2006

Nel regno di Hel

Gridai. Gridai. Gridai. E sentivo le mie grida, sentivo il terrore animale dei miei amici, le loro grida atterrite, farfuglianti, tremanti. Ero in ginokkio?
"Alzati, Jalil. Scappa. Scappa, Jalil!"
Ma nn riuscivo a smettere di urlare. Usciva un suono dalla mia gola ke nn poteva essere mio. Nn poteva. Come poteva? Quell'ululato orrendo, da incubo, veniva davvero da me?
Hel. Una metà del suo corpo era bella oltre ogni possibile immaginazione, un okkio tra il verde e l'azzurro vivido, una cascata di capelli neri. La pelle così kiara e trasparente ke poteva essere fatta della prima luce del mattino. Una gamba lunga e affusolata, denudata dallo spacco profondo nella veste lieve, quasi impalpabile, mossa dalla brezza. Un seno fermo, invitante. Carne soda, pelle liscia. Era perfetta in ogni singolo dettaglio. Ma nn in ogni sua angolatura. Il velo leggero del suo vestito, ke mi aveva reso incapace di controllare il desiderio per la sua parte destra, ora rivelava gli orrendi dettagli della sua parte sinistra.
Era morta. Era la morte stessa. La carne era del colore del cemento grezzo. Grigio. Cenere. Ma cn makkie di colore, come dei lividi: giallo, verde, viola. L'okkio era un'orbita vuota, buia come la caverna da cui era venuta. La parte sinistra del naso era tutta smangiata, consumata fino alla cartilagine. C'era uno strappo sulla guancia ke rivelava i denti marcescenti, senza gengiva, nella bocca. La lingua brulicava dei vermi ke vivevano nella sua carne morta. La gamba sinistra aveva la forma della destra, il seno sinistro era uguale al destro, ma mostravano le orrende devastazioni della morte e del tempo, come due foto giustapposte scattate in due momenti distanti tra loro. I vermi la mangiavano, entravano e uscivano dalla sua pelle. Le larve formavano orrende sakke di febbrile attività dentro le sue carni. Così come la sua bellezza era stata troppo ammaliante, ora la sua mostruosità toccava corde troppo profonde, distruggeva ogni tentativo di controllo, e mi spremeva dal cervello terrore allo stato puro. Ma proprio qui stava la vera forza distruttice di questo mostro: il desiderio nn veniva mai meno. Anke mentre gridavo e gemevo in preda l terrore più assoluto, anke allora desideravo, bramavo ardentemente, volevo possedere.
- In genere gradisco molto la caccia - disse, facendo un poco il broncio. - Con te... - guardò April e scosse la testa, lasciando cadere brandelli umidi di carne putrida. - Chissà come sarai bella dopo ke ti avrò fatto scuoiare. Con voi tre, voglio giacere e voglio ke mi diate piacere per tutta questa lunga, fredda notte. E quando avrete gridato e pianto e soddisfatto ogni mio capriccio, aggiungerò le vostre voci al coro di agonia ke tutte le notti mi culla nel sonno. Io sono Hel! La Signora del Nifleheim! La figlia di Loki e sorella di Fenrir! - Si ricompose. - Prendete questi quattro. Mi divertiranno.
Solo allora mi resi conto ke eravamo circondati. Silenziosi, inosservati, una decina di eunuki si erano avvicinati alle nostre spalle. Erano pronti, le spade sguainate. Portavano strani elmi, il capo interamente rakkiuso in lucido acciaio, con una feritoia all'altezza degli okki. Potevano vedere noi quattro. Ma nn potevano, senza storcere il collo, vedere il volto di Hel. E nn avevano intenzione di farlo.
- La faccia - dissi agli altri in un sussurro tremante. - Non guardatele la faccia.
Tenemmo gli okki bassi. La follia passò. Seguimmo Hel e gli eunuki verso la montagna. Verso la caverna. Là dove Hel, la figlia di Loki, regnava.
Attraversammo la città. Arrivammo al ponte. Era un ponte coperto, kiuso. Non era difficile capire il perchè. Gli uomini ke passavano di qui avrebbero sicuramente preferito gettarsi nelle acque del fiume.
- Che cosa facciamo, ragazzi? Che cosa possiamo fare? - continuava a sussurrare Christopher battendo i denti. - Dobbiamo ucciderla, ragazzi, dobbiamo farla secca, non voglio fare niente con lei, ragazzi. Niente di niente. Sbucammo sull'altra riva del fiume. Il sentiero era acciottolato cn grosse pietre lisce e tondeggianti. Era difficile camminarci sopra. Inciampavamo e cadevamo di continuo ma venivamo bruscamente rimessi in piedi dagli eunuki. Ad un certo punto April gemette guardando i ciottoli, smise di camminare, si fermò a fissare il sentiero. I ciottoli, migliaia, tutti ordinatamente allineati a formare il sentiero, erano teski umani.
Ci muovemmo, cercando di tenere il passo con Hel. La dea malvagia sembrava quasi gioviale. A un certo punto avrei giurato di averla sentita cantikkiare. Il sentiero curvò e mi resi conto con orrore ke eravamo arrivati all'imbocco della caverna. Una volta entrati ogni speranza sarebbe svanita. A quel punto Hel si girò di profilo e si inginokkiò, mostrandoci, solo la sua bellezza voluttuosa. Come poteva avere in mente qualcosa di male? Era così bella. Così perfetta. Così indescrivibilmente adorabile. Il mezzo viso sorrise, rivelando denti perfetti come perle. Il suo meraviglioso okkio verde-azzurro rivolse a ciascuno di noi uno sguardo ardente. Mi ritrovai a camminare verso di lei. Hel rise, divertita dal proprio potere e dalla nostra debolezza.
Ero dentro. Nella caverna.

Buio.

1 commento:

Anonimo ha detto...

mentre scrivo questo commento ascoltando le canzoni di vanilla sky,tu sei molto distante da me(fisicamente[e anche mentalmente])infatti sei ad una festa di 18 anni del tuo ex a ercolano....bhè se devo esser sincero provo 2 sensazioni in questo istante:gelosia e rabbia!entrambe legate alla paura di perderti proprio ora che il nostro rapporto ha trovato un equilibrio giusto anzi perfetto!a volte le paranoie nascono proprio quando questo equilibrio inizia a vacillare....e queste oscillazioni sono sempre dovute alla paura di perderti!(ora è appena iniziata la canzone dei Sigur Ros - Njosnavelin!)uah quanti ricordi con questa canzone,in makkina,quante litigate quante gioie(quante godurie)e a casa mia quando vedemmo per la prima volta insieme vanilla sky...fu stupendo!ecco momenti come questi non li posso cancellare dalla mia mente anche se appartengono a quei fantomatici 2 mesi,xkè non si può cancellare un tratto di felicità!sarebbe da stupidi,già è difficile esser felici se poi si cancellano i momenti in cui lo sei stato allora non c'è salvezza!però se devo esser sincero i momenti di felicità che abbiamo vissuto primeggiano sui momenti tristi e cupi,infatti se mi ci metto a pensare sulle nostre vicende,non faccio altro che ricordare cose belle,come se i momenti brutti non siano mai accaduti!sono orgoglioso di tutto ciò,e nonostante tutto spero che tu ti stia divertendo stasera e che hai ritrovato i tuoi amici della piscina!e infine spero che tu possa andare alla gita lunga...non ti meriti di non esser mandata!un bacio...ti amo!
p.s.: non ti dirò di questo post,aspetterò che te ne accorga tu!
p.p.s.:ora sto ascoltando Josh Rouse - Directions!